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13 novembre 2020

Gli idranti antincendio: le tre tipologie

In questo articolo cerchiamo di tracciare una panoramica quanto più esaustiva possibile degli idranti antincendio, gli apparecchi per l'erogazione dell'acqua, da adoperare nel caso in cui ci si trovasse costretti a dover spegnere le fiamme, per evitare la propagazione e le conseguenze disastrose dell'incendio stesso.

Impianti antincendio
Cominciamo subito col dire che ne esistono 3 tipologie, disciplinate dalla normativa UNI 10779, le quali devono obbligatoriamente riportare la marcatura CE, in base alla direttiva CEE 89/106 del 21 dicembre 1988 relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri concernenti i prodotti da costruzione.
Riteniamo molto importante sottolineare - anche se può apparire, perlomeno a prima vista, pleonastico - che gli incendi che si possono domare con gli idranti sono solo quelli in cui si può utilizzare l’acqua, ovverosia i fuochi di classe A; più nello specifico, poiché l’acqua è un buon conduttore di elettricità, è impossibile impiegarla in caso di fuochi di classe E - quelli in cui sono presenti impianti sotto tensione - fuochi di classe C - gas - e fuochi di classe D - metalli, con la sola esclusione di nitriti, nitrati, clorati e permanganati.
È altresì indispensabile richiamare l’attenzione sul fatto che queste attrezzature antincendio debbono essere collocate in luoghi dove nulla possa ostacolarne l’accessibilità, e che è necessaria la massima cautela nell’utilizzo del getto che, se troppo violento, finirebbe per ottenere l’effetto contrario di estendere l’incendio, a causa del differimento della materia infiammata o combustibile al di fuori della zona già in fiamme.

Idranti a muro UNI 45 e naspi

Comunemente conosciuti col nome di cassette antincendio, gli idranti a muro si compongono di una cassetta murata o sporgente, di un rubinetto idrante e di una lancia e tubazione flessibile, raccordabile, ,denominata manichetta, della lunghezza massima di 20 metri. La tubazione ha un diametro di 45 mm, caratteristica che conferisce a questo tipo di cassetta l’appellativo di cassetta idrante UNI 45.
Un secondo prototipo di idranti a muro è costituito dai cosiddetti naspi, le cassette con tubazioni semirigide da 20 o 25 mm, provviste di un avvolgitubo orientabile, con la tubazione già direttamente congiunta alla lancia e al rubinetto. I naspi presentano l’indubbio pregio di una maggiore facilità di impiego, ma hanno una gittata idrica minore rispetto alle manichette; sono, inoltre, più ingombranti e per tale ragione risulta più arduo adoperarne le varianti ad incasso.
Entrambe le apparecchiature, idranti UNI 45 e naspi, hanno una lancia a tre effetti che permette di modificare il getto d’acqua, nonché di sospendere la fornitura d’acqua, in caso di necessità.
Gli idranti a muro, che devono essere conformi alla norma UNI EN 671-2, nel caso in cui siano situati all’interno degli edifici, devono essere installati ad ogni piano e in ciascun compartimento ed essere, altresì, collegati in modo permanente alla valvola di intercettazione.
La normativa di riferimento per i naspi, è invece, la UNI EN 671-1.
Naspi antincendio Proteggi
Naspo antincendio con cassetta di emergenza

Idranti sottosuolo

Gli idranti sottosuolo, la cui realizzazione deve seguire la disciplina dettata dalla normativa UNI EN 14229, sono degli idranti antincendio interrati e sono composti da un corpo in ghisa - a protezione del quale è posto un pozzetto in cemento o un chiusino sempre in ghisa e di forma ellittica recante la dicitura idrante, su cui si trova una bocca d’uscita che consente il rifornimento di acqua -, da uno scarico antigelo, da una flangia di congiunzione all’impianto di distribuzione e da un attacco per il collegamento del cosiddetto “collo di cigno”, utilizzato per unire le manichette e la lancia di erogazione. Vengono manovrati manualmente per mezzo di una chiave da inserire in un dispositivo di forma pentagonale che apre e chiude la valvola di intercettazione.
Rispetto agli idranti soprasuolo, presentano lo svantaggio di offrire una portata idrica decisamente inferiore, considerato che hanno una sola bocca, di dimensioni peraltro contenute - non più di 70 mm - per cui non consentono l’applicazione di più manichette contemporaneamente, oltre ad essere, ovviamente, meno accessibili rispetto ai primi.
Sono, infine, situati ad una distanza suggerita tra 5 e 10 metri dal perimetro del fabbricato, in base alla sua altezza, e ad una distanza di massimo 60 metri l’uno dall’altro.

Idranti soprasuolo

Idranti soprasuolo Proteggi
Idrante soprasuolo o idrante a colonna

Gli idranti soprasuolo, detti anche a colonna, sono quelli individuabili nei parcheggi, nelle aree industriali o all’esterno dei condomini e sono facilmente riconoscibili grazie alla vernice di colore rosso RAL 3000 - il medesimo degli estintori - resistente agli agenti atmosferici e ai raggi ultravioletti. La parte interrata è, invece, verniciata con catramina di colore nero.
Sono costituiti da un corpo in ghisa, da uno scarico antigelo, dal cosiddetto “cappellotto” - un dispositivo di forma pentagonale che apre e chiude la valvola di intercettazione mediante una “chiave di manovra” - da una flangia di congiunzione all’impianto di distribuzione e da due sbocchi per la connessione delle manichette.
Allo stesso modo di quelli sottosuolo, sono situati ad una distanza suggerita tra 5 e 10 metri dal perimetro del fabbricato, in base alla sua altezza, e ad una distanza di massimo 60 metri l’uno dall’altro.

Possono essere, inoltre, di due tipi:
- senza linea di rottura (tipo A)
- con linea di rottura prestabilita (tipo C)
Il primo modello è suggerito quando l’idrante deve essere collocato in una zona in cui si ritiene quasi nullo il pericolo che venga urtato accidentalmente da un veicolo, con conseguente danno all’idrante medesimo;  il secondo, viceversa, quando tale rischio è elevato: si pensi, per esempio, ad un ciglio stradale. In quest’ultimo caso, il sistema di rottura fa sì che la parte soprasuolo e quella sottosuolo dell’idrante rimangano separate e assicura che l’idrante stesso resti chiuso anche in seguito al rovesciamento della parte soprasuolo.

La manutenzione degli idranti

Come per tutte le strutture e attrezzature antincendio, anche gli idranti devono essere sottoposti a costante e frequente manutenzione. Questa comporta più fasi con tempistiche diverse:
- sorveglianza
- controlli
- collaudo
Vi invitiamo a leggere questo articolo per scoprire tutte le attività della manutenzione degli idranti.
 

Idranti antincendio ordinari e all’aperto

Oltre alla differenziazione in queste tre classi di idranti antincendio, possiamo compiere un’ulteriore divisione nelle reti di idranti e naspi che possono essere definite:
●    ordinarie
●    all’aperto

Le reti ordinarie sono a loro volta distinguibili in interne ed esterne, a seconda della collocazione dei dispositivi. Fanno parte del primo gruppo gli idranti antincendio a muro dotati di naspi, come prima specificato. Questi sono utilizzati qualora si avesse necessità di agire a distanza ravvicinata su un incendio comparso all’interno di un ambiente in edifici lavorativi e residenziali. Ogni punto dell’area dista massimo 20 metri per garantire la protezione completa degli spazi. Nel secondo gruppi si inseriscono invece gli idranti antincendio soprasuolo e sottosuolo situati all’esterno degli edifici, da cui è possibile attingere per contrastare le fiamme esterne o qualora l’incendio si fosse unicamente sviluppato esternamente. La differenza principali tra reti ordinarie esterne e reti all’aperto risiede nella distanza che i dispositivi presentano rispetto all’edificio. Nel secondo caso il posizionamento può risultare più lontano.

Idranti antincendio: reti a umido/ a secco

Le specifiche per questi sistemi antincendio non finiscono qui. Possiamo infatti scendere ancora più nel dettaglio distinguendo le reti a seconda che l’acqua sia costantemente presente nell’impianto di tubazione oppure no. Nei sistemi a secco, non vi è permanentemente l’acqua in pressione. Le tubazioni vengono riempite nel momento in cui avviene l’attivazione antincendio dell’impianto stesso. Vi sono quindi delle componenti specifiche che permettono la modificazione dello stato della rete. In particolare vediamo il dispositivo di sfiato dell’aria, atto a garantire un completo e rapido riempimento o svuotamento delle tubazioni. È importante che questi assicurino l’erogazione idrica senza rischi per gli operatori.
Nel caso invece di assetto a umido, l’acqua sarà sempre presente in pressione all’interno dei tubi, così da poter essere utilizzata all’occorrenza.

Progettazione ed installazione degli idranti antincendio

Nel momento in cui si avvia la ristrutturazione di un edificio, è necessario disegnare un progetto che tenga conto di tutti i rischi in cui la futura attività potrebbe incorrere. Per quanto riguarda l’eventualità di un incendio, significa stimare la percentuale di possibilità che questo avvenga. Pensiamo a stabilimenti in cui si maneggino materiali infiammabili. Il rischio di fuochi è maggiore rispetto ad un ufficio e per tale motivazione è indispensabile pianificare la meglio dove e quanti idranti antincendio collocare all’interno del perimetro di nostro interesse. In tale modo potremo garantire una copertura totale dell’edificio e la sicurezza di persone e strumentazioni al suo interno.
Se vi trovate in questa fase delicata e cercate dei professionisti del settore, Proteggi è l’azienda che va per voi.
Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci, siamo a vostra disposizione!
 
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Articolo scritto da: PROTEGGI
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