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06 aprile 2022

Naspi antincendio: normative e categorizzazioni

Naspi antincendio, manichette ad alta pressione per lo spegnimento di fuochi in situazioni di emergenza.

Impianti antincendio
Sono molto simili alle manichette antincendio, da cui si differenziano solo perché lavorano con l’alta pressione: ci riferiamo, nello specifico, ai naspi antincendio che, secondo la definizione di wikipedia, costituiscono un sistema di estinzione degli incendi “che utilizza tubazioni semi-rigide montate su una bobina con alimentazione idrica assiale. La bobina può essere dotata di avvolgitore manuale o elettrico ed inoltre può essere fisso ed orientabile. Il diametro della tubazione varia a seconda della necessità di utilizzo”.
Si tratta di apparecchiature che possono essere facilmente utilizzate anche da persone prive di competenze, in caso di incendi di piccola portata, e in situazioni non particolarmente pericolose, nelle quali rappresentano la soluzione più semplice da adottare. Ovviamente le loro prestazioni sono inferiori rispetto ai classici idranti, ma, ripetiamo, sono un’ottima alternativa nei contesti a basso rischio, in quanto più pratici e comodi, e più semplici da adoperare.
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La posizione corretta dell'estintore

Le tipologie di naspi antincendio

Esistono due tipologie di naspi antincendio:

1. naspi da veicolo
2. naspi da incasso o da muro

I primi sono tipici dei mezzi antincendio in dotazione alle forze pubbliche: Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Forestale.
I secondi sono ideati per fornire un aiuto immediato in caso di incendio sviluppatosi all’interno di un edificio.
Nei naspi da veicolo la tubazione è già collegata all’impianto di erogazione dell’acqua, mentre la lancia non è sempre montata alla tubazione, potendosi talvolta trovare su un ripiano del veicolo, purché sempre nelle immediate vicinanze del naspo.
Nei naspi da incasso o da muro, invece, posizionati all’interno di cassette denominate “cassette naspo”, la tubazione deve essere già collegata sia al rubinetto, sia alla lancia. La cassetta deve avere un portello che possa essere aprirsi di almeno 170°per consentire lo srotolamento della tubazione in ogni direzione. Inoltre, la cassetta non deve presentare spigoli taglienti, che potrebbero rovinare gli strumenti presenti al suo interno, o ferire chi si trovasse a doverne fruire.
Naspo antincendio con tubazione orientabile

Naspi antincendio: la loro collocazione e la normativa che li regola

I naspi antincendio sono generalmente collocati negli edifici pubblici, ovverosia scuole, alberghi case di riposo, ospedali, università, uffici pubblici, ma anche negli edifici privati, come fabbriche, magazzini e depositi. Di solito si trovano all’esterno delle uscite di sicurezza, sui pianerottoli, nei pressi delle vie d’uscita. Ciò che più conta è che la loro posizione sia facilmente accessibile, oltre che ben segnalata.
La normativa di riferimento per i naspi è  la UNI EN 671-1. Essi devono recare obbligatoriamente la marcatura CE, in base alla direttiva CEE 89/106 del 21 dicembre 1988 relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri concernenti i prodotti da costruzione.
Vanno sottoposti a manutenzione non meno di due volte l’anno: questo lasso di tempo è stabilito in funzione delle condizioni ambientali e del rischio e/o pericolo di incendio.

Quando prediligere l’utilizzo di naspi antincendio?

Come è possibile notare quando si entra in un edificio o se ci si trova nelle sue immediate vicinanze, i dispositivi di protezione in caso di incendi possono essere molteplici. Tutti potremo riportare facilmente alle mente gli estintori e chiunque abbia prestato particolare attenzione avrà sicuramente notato anche degli idranti collocati nei punti strategici per l’accesso alle reti dell’acqua. I naspi antincendio non solo dunque i soli nel panorama della lotta al contrasto delle fiamme. La domanda che può quindi sorgere spontanea è: per quale motivo si sceglie di utilizzare proprio quella tipologia di impianto? Le risposte possono essere molteplici a dire il vero.
Per prima cosa è necessario considerare la fonte da cui è staturito l’incendio. Se questa è trattabile con l’apporto di acqua, ecco che i naspi spiccano come ottimo supporto. È necessaria qui una specifica poiché l’importanza di distinguere la fonte primaria dell’incendio è centrale per una risposta mirata ed efficace. Esistono infatti differenti tipologie di fuochi che vengono classificate utilizzando lettere dalla A alla F. Queste si distinguono in base al materiale che si è infiammato, ognuno dei quali deve essere trattato specificatamente, anche grazie all’utilizzo di molteplici agenti estinguenti.
In secondo luogo è importante capire dove si sia sviluppato l’incendio e quale sia la sua portata. Vi sono ambienti che potrebbero non essere difficilmente accessibili e in cui le fiamme potrebbero essersi diffuse. In questo caso un'azione da una posizione più distante salvaguarderebbe l’operatore che sta fornendo assistenza, permettendo una pronta risposta al fuoco.

Naspi antincendio e classi di fuoco

Abbiamo accennato quanto sia importante conoscere la fonte da dove si originano le fiamme. Questo ci permette di agire tempestivamente con i dispositivi più adatti a estinguere il fuoco. Vediamo più nello specifico la classificazione degli incendi e quando è consigliato usare i naspi antincendio. Abbiamo cinque tipologie di fuochi:

1. Classe A
L’incendio nasce da materiali solidi come le materie plastiche, la gomma, le pelli, il legno. Possono dare origine a combustioni con fiamma viva oppure senza fiamma, ma con la presenza di braci incandescenti

2. Classe B
Sono fuochi generati da materiali liquidi come solventi, benzine

3. Classe C
Fiamme che nascono da gas infiammabili come metano, GPL, idrogeno

4. Classe D
Fuochi scatenati da metalli ad esempio potassio, alluminio, magnesio

5. Classe F
Incendi nati da oli vegetali e animali

Esiste inoltre una ex classe E dedicata agli incendi causati da apparecchiature elettriche che è stata ricollocata all’interno delle classi A e B.  
I naspi antincendio sono sconsigliati su strumentazione che potrebbe subire danneggiamenti, come archivi cartacei o apparecchi elettrici, e in generale possono essere utilizzati per fuochi di classe A. È assolutamente da evitare l'utilizzo di acqua in caso di incendi provocati da olii.
Le classi di fuoco sono molto utili anche per la classificazione di altri dispositivi antincendio come gli estintori che, proprio come i naspi antincendio, aiutano a estinguere le fiamme in caso di emergenza.
 

L’efficacia dei naspi antincendio in situazioni di emergenza

Come abbiamo specificato in precedenza, questi dispositivi possono essere utilizzati anche dal personale dell’azienda. Questo presuppone aver frequentato corsi di formazione per il livello di rischio che si può presentare sul luogo di lavoro con differenti tipologie che comprendono:
●    rischio incendio basso
●    rischio incendio medio
●    rischio incendio alto
Tale requisito, obbligatorio per legge, è indispensabile per essere coscienziosamente in grado di servirsi dei naspi antincendio senza mettere a repentaglio la propria incolumità e quella degli altri. Proprio in questi casi, ovvero in situazioni nel quale sia il personale a utilizzare questi dispositivi, è più intuitivo comprendere per quale ragione i naspi possano essere molto funzionali ed efficaci. La loro struttura, già compresa di tubo srotolabile e trasportabile senza fatica, permette un’immediata azione sulle fiamme. Non vi è quindi necessità di montare parti del dispositivo, specialmente per quelli installati in prossimità o all’interno di edifici. Tale vantaggio rende i naspi antincendio degli ottimi alleati nel contrasto al divampamento di fuochi e dei dispositivi ideali ad essere maneggiati anche da personale aziendale formato.
naspo antincendio

 
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Articolo scritto da: PROTEGGI
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